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22 Gennaio 2026

Il numero è cambiato: sono 1.987 giorni.

Oggi è stata una di quelle giornate piene di niente, una di quelle giornate monotone, l’unico dettaglio fondamentale era uno. Tu non c’eri. Quindi automaticamente giornata cestinata.

Stamattina, quando mi sono svegliato, la prima che ho fatto istintivamente è stato quello di allungare la mano verso il cuscino accanto, quello rosso a cuoricini bianchi e che personalmente trovo fantastico… può sembrare un gesto stupido, lo so, perché so benissimo che non ci sei, ma il corpo lo sanno tutti ha una memoria sua! e non parlo del fatto che fosse mattina ma parlo del fatto di cercarti li accanto a me per metterti il braccio sotto il collo e abbracciarti e invece rimasto lì a fissare il soffitto per un po’, pensando a come sarebbe stato svegliarti con un bacio sul collo, senza la fretta di dover guardare l’orologio, senza l’ansia di pensare a chi potrebbe chiamarti sul telefono o inviarti un messaggio da un momento all’altro, per chiederti ore da trascorrere al lavoro, o tra sostituzioni, o semplicemente per quasiasi voglia incombena o magari gente ti parla di scadenze, di bollette o del tempo che è cambiato oppure qualche problematica loro come se tu fossi la dottoressa del mondo!

Mi è venuto da sorridere, perchè il mio corpo e la mia mente ti cercavano qui. Ma la verità è che eri altrove.

È strano come ci si possa a sdoppiare se una parte c’è l’uomo che lavora, che risponde alle mail, che parcheggia la smart con precisione, dall’altra parte invece c’è quello che, sotto la superficie, continua a riavvolgere il nastro di ieri, oggi ricordo ancora mentre la persona con cui avevo un appuntamento mi spiegava una procedura noiosa, io ero fermo a quel momento in cui ti sei sistemata i capelli davanti a me e mi hai guardato con quel mezzo sorriso che dice tutto senza bisogno di suoni.

Mi mancavi in un modo sottile, quasi fisico, minimizo che non era quel dolore acuto della separazione, ma un desiderio costante di girarmi e dirti: “Guarda che faccia assurda ha quello lì” oppure “Senti che freddo è entrato appena si è aperta la porta”. Cose da niente, che però con te diventano pezzi di mondo, invece con quella persona era una semplice routine di una giornata qualunque in un momento qualunque.

Ieri il grande boato della scoperta che oggi è diventato il silenzio della costruzione.

Ho capito una cosa fondamentale: per darti i miei occhi, devo imparare a guardare davvero, non posso assolutamente permettermi di scivolare sulle cose, anche il rumore della pioggia o il modo in cui la luce taglia la tenebra della notte deve essere catturato.

Devo diventare un collezionista di istanti.

Siamo stati distanti, due mesi di buio e silenzi che se ci rimugino sopra pesano come secoli, ma ora che abbiamo un percorso, quel buio è diventato il terreno fertile su cui camminare e sottolineo nuovamente che mi fido di Te, del tuo equilibrio, della direzione in cui mi stai guidando e come già detto e riconfermo non cerco più la luce accecante perchè a me basta il calore della tua parola.

Poco fa ero al supermercato, osservavo con attenzione gli scaffali e cercavo di immaginare la scena di Te che guardi i cibi “sani” , poi sorrido e penso che che magari mangerai anche sano ma se ti metto davanti un kinder prende il soppravvento tutt’altro che sano.. direi “Modalità schifezze ON!”, di una cosa sono sicuro è una sei una persona parsimoniosa, questi dettagli possono sembrare banali ma sono tutt’altro per me sono un pezzo della tua “normalità” ovvero un pezzo del tuo mondo.

Rifettevo sul fatto che potrei usare lo smartphone per registrare delle note e poi trascriverle..

Comunque…

Quello che conta è che oggi, nel Giorno 1 è aver iniziato a tradurre il mio respiro in parole per Te.

Tuo Inazuma.

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