Giorno 39 | Origin of the myth
Domenica 01 Marzo + 18 Giorni
L’asfalto è ancora tiepido di una giornata in questa giornata ormai sbiadita, ma l’aria attorno a me aveva iniziato a vibrare di una frequenza diversa, quasi elettrica. Mi trovavo in quella strada familiare, dove i lampioni proiettavano cerchi di luce fioca, simile a miele colato sul marciapiede.
Aspettavo lei.
Non era una semplice attesa, era un rito. Perché lei non camminava nel mondo: lo riscriveva.
In questa notte all’improvviso, il ronzio della città si spense, sostituito da un fruscio di foglie inesistenti. Le ombre di questi lampioni iniziarono ad allungarsi, intrecciandosi come radici verosimilmente secolari. Il cemento sotto i miei piedi iniziò a farsi morbido, coprendosi di un muschio argenteo che profumava di terra bagnata e arcani segreti. Questa strada non era più una via di una città, ma era diventato sentiero primordiale nel cuore di una foresta incantata.
Dalle fessure dei muri, piccole luci danzanti iniziarono a staccarsi trasformandosi in fate dalle ali di vetro che sussurravano canzoni dimenticate. Tra i lampioni, figure snelle e silenziose, gli elfi, mi osservavano, mentre creature mitologiche satiri dal passo leggero e ninfe fatte di nebbia emergevano dall’oscurità per rendere omaggio alla sovrana che stava arrivando.
Era la Custode di quel regno liminale, il ponte tra il sogno e la veglia.
Mentre si avvicinava, il tempo iniziò a dilatarsi fino a fermarsi. Il suo sguardo era come una calamita, un abisso di argento e cobalto che prometteva pace e tempesta allo stesso tempo. Non potevo distogliere gli occhi dai suoi era come guardare l’origine dell’universo.
Quando arrivò a pochi passi, l’odore della foresta svanì, sopraffatto dalla sua essenza. La sua pelle profumava di vita, polvere di stelle e una nota metallica di pioggia imminente. Era un profumo che non si sentiva solo con il naso, ma che risuonava nelle ossa.
La sua vicinanza emanava un calore sottile, come quello di una pietra che ha assorbito il sole tutto il giorno, nonostante la sua immagine fosse così eterea.
Allungai una mano, dentro di me nutrivo il timore che potesse dissolversi in una scia di fosforescenza. Ma quando le mie dita sfiorarono le sue, ho percepito il battito di un cuore che muoveva le maree. Intorno a noi, le creature del bosco magico si inchinarono in un silenzio reverenziale, celebrando l’unica verità di quella notte infinita, in quel momento eravamo soli, al centro di un miracolo che profumava di lei.
Lei (con un sorriso che pare l’alba del primo giorno del mondo) mi sussurrò con una voce quasi silenziosa..
Non cercarmi nei tuoi ricordi. Io sono ciò che resta quando smetti di ricordare e inizi finalmente a sentire, ci sono cuori che sono bussole e on importa quanto sia fitta la foresta o quanto sia buia la notte, ricorda sempre che io e te siamo stati scritti con lo stesso inchiostro prima che le stelle imparassero a bruciare.
Le distanze si annullano. Mentre le nostre labbra stanno per sfiorarsi, la foresta emette un bagliore accecante. I lampioni esplodono in petali di luce bianca, mi accorgo che non siamo più sotto un cielo conosciuto. Siamo nell’istante in cui il mito diventa carne.
Osservandomi mi spiega.. non avere paura del bianco. È la pagina vuota su cui scriveremo l’unica storia che non ha bisogno di un finale per essere eterna.
Intorno a noi, le Fate smisero di volare e si posano come rugiada luminosa sulle nostre vesti. Gli Elfi rinfoderarono le spade di vetro e chinaronoo il capo, la guardia era finita, perché il tesoro era stato consegnato. I personaggi mitologici svanirono lentamente in una pioggia di scintille, lasciandoci soli in quel limbo di perfezione.
Il bianco inizia a sfumare in un blu cobalto profondo. La città tenta di tornare, ma è cambiata. Un lampione in lontananza riprende la sua luce fioca, ma ora brilla con il ritmo del nostro battito
Il mondo crederà che sia stata solo una notte. Ma noi sapremo che è stata l’unica volta in cui la realtà ha avuto il coraggio di essere vera.
