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Sabato 14 Febbraio 2026 | +3 giorni

La città dorme, o almeno finge di farlo. Il mondo si è tinto di ombre e bagliori argentati. È una di quelle notti in cui l’aria sa di pioggia recente e di foglie umide, e il silenzio è così spesso da poterlo tagliare.

Aspetto.

Aspetto su questa macchina, consumata dal tempo e dalle intemperie, che scricchiola appena mi muovo. I lampioni gettano pozze di luce gialla sulla strada lucida bagnata dalla pioggia, disegnando lunghe ombre che si allungano come dita sottili, puntando verso di me. Questa luce non è calda ma è spettrale, il cancello di un giardino oltre la strada, la facciata silenziosa di una casa, tutto è immobile, eppur si muove. Un panorama quasi gotico. Sembra la scenografia di un romanzo di Brontè, dove ogni ombra potrebbe nascondere un presagio, o forse una promessa.

In alto, sovrana su questo teatro di ombre, c’è lei .. la Luna, impassibile, un disco di madreperla fredda che osserva. Sa. Sa perché sono qui, con le mani infilate nelle tasche del cappotto, il respiro che si condensa. Sa chi aspetto. La sua luce è diversa da quella dei lampioni, è più antica, più distante, eppure tocca tutto con una delicatezza spietata. Illumina i miei pensieri, li rende nitidi e tangibili.

Ogni rumore è amplificato. Lo scorrere lontano di un’auto su una strada bagnata. Il fruscio di un gatto tra i cespugli. Il battito del mio cuore, che sembra scandire il passare dei minuti. L’attesa non è ansia, non stasera. È una sospensione dolceamara. È il profumo della notte, misto all’odore della terra bagnata. Sono dettagli che assaporo, perché fanno parte di questo momento sospeso, di questo “prima”.

Prima che lei arrivi.

So che verrà. Glielo dicevo “Ci vediamo dove sempre.” e Lei si preparava. In una notte come questa, diventa un appuntamento col destino, o almeno con la parte più romantica e testarda della mia anima. Questo angolo di strada, con la sua luce malinconica, è diventato il nostro posto. Il luogo dove sotto una pioggia battente, ci siamo rivisti, ridendo come pazzi, e dove, senza una parola, le nostre mani si sono cercate e intrecciate.

Mi allontano e osservo il punto in cui la strada scompare nell’ombra. Pensavo che quando ero li vicino la vedevo apparire. La sua figura si staccava dal buio, camminando a passi lunghi e sicuri. E quando mi vedeva, il suo viso si illuminava di un sorriso che, per me, è più caldo di tutti i lampioni della città messi insieme.

L’attesa, in quel momento, non era più vuota. Era piena del ricordo di quel sorriso, del calore della sua mano, del suono della sua risata che scaccia via il gotico della notte e lo trasforma in qualcosa di magico e intimo. La Luna è la testimone dei nostri segreti, i lampioni i complici dei nostri incontri.

Posso ricordare il rumore di passi. Distanti, ma regolari. Il cuore fa un balzo. Non mi volto subito. Chiudo gli occhi per un secondo, sorrido tra me e me, e assaporo l’ultimo, preziosissimo istante di attesa. Poi, finalmente, mi giro.

Mi allontano sempre di più lontano da questa via, non so perchè anche stanotte ho lasciato quel minuscolo segno della mia presenza.. nonostante il suo ricordo sta solo facendo da sfondo alla nostra storia.

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1 thought on “Giorno 24

  1. Ci avrei scommesso, hai una connessione troppo profonda con questa persona.
    Puoi arrabbiarti quanto vuoi ma è inutile non pensi davvero quelle cose e il tuo cuore non sa stare senza di lei. Curiosità leggendo il post il minuscolo segno della tua presenza e il bigliettino giusto? Ma poi è stata avvertita come sempre o no e in alternativa come lo trova?
    Questa storia è da Oscar.

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